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Claudí, oltre la rinascita: il palco, Sanremo e un nuovo capitolo musicale

Dalla nostra precedente intervista a oggi, il viaggio di Claudí è entrato in una nuova fase. Se Rinascita rappresentava il ritorno alla musica, alla propria voce e alla libertà di esprimersi senza maschere, il passo successivo è stato naturale: portare quelle emozioni fuori dallo studio e dentro il palco. Un percorso che, nel giro di pochi mesi, ha regalato all’artista nuove esperienze, importanti traguardi e soprattutto la conferma di una direzione artistica in continua evoluzione.
Dal progetto alla dimensione live
Uno dei momenti più significativi arriva a febbraio, quando “Enigmatico”, brano già presente nel progetto Rinascita, supera le selezioni di Sanremo New Talent. Su circa 3.000 candidature, Claudí rientra tra i 265 artisti ammessi alla manifestazione e si trova così a vivere un momento particolarmente significativo: il suo primo vero palco con il nome d’arte Claudí, proprio a Sanremo, durante i giorni del Festival.
PROFILO AE
Per un’artista che ha costruito il proprio percorso partendo da una dimensione profondamente personale e quasi intima, il passaggio al palco assume un significato particolare. La musica, nata inizialmente come spazio di espressione e rinascita, comincia a trasformarsi anche in esperienza condivisa, fatta di pubblico, energia e confronto.
Ma il percorso non si ferma a Sanremo.
A luglio, ancora una volta grazie a “Enigmatico”, arriva un altro importante appuntamento: Claudí raggiunge infatti la fase finale del Je so’ pazzo Music Festival a Roma, aggiungendo un nuovo tassello a un percorso live che sta progressivamente prendendo forma.
“Non bussa più”: quando cambia la pelle dell’artista
Proprio luglio segna anche l’inizio di una nuova fase discografica. Esce infatti “Non bussa più”, un brano rock intenso e sensoriale che si presenta come una sorta di porta d’ingresso verso il prossimo capitolo del progetto musicale di Claudí. Se Rinascita raccontava soprattutto il ritorno alla propria essenza, “Non bussa più” sembra spostare ulteriormente il punto di osservazione. Cambiano volutamente alcune caratteristiche della scrittura, cambiano alcune sfumature della voce e cambia anche l’atmosfera complessiva. Non si tratta quindi semplicemente di aggiungere una nuova canzone a quelle già pubblicate, ma di aprire una nuova pagina artistica.
Il brano porta con sé una dimensione più fisica, intensa e istintiva. La voce diventa parte integrante della narrazione e contribuisce a costruire un’identità sonora che guarda verso territori differenti rispetto al precedente EP.
1. «Non bussa più» apre un nuovo capitolo di «Rinascita». Che cosa rappresenta per te e che cosa vorresti arrivasse a chi ascolta?
Non è stata una scelta costruita a tavolino. Ho seguito come sempre quello che sentivo. Soltanto dopo ho capito che «Non bussa più» segnava una soglia tra ciò che stavo lasciando alle spalle e ciò che sarebbe venuto dopo. Più che un messaggio preciso, vorrei che arrivasse una sensazione. Il brano racconta il “dopo”, quando ci accorgiamo che qualcosa ha già cambiato il nostro equilibrio senza bussare. Non c’è una conclusione a cui vorrei accompagnare chi ascolta. Vorrei lasciare quello spazio aperto, come lo è stato per me.
2. In “Non bussa più” compaiono immagini per niente scontate, come “Il cuore ha la ricevuta. Pagato. Non consegnato”. Come nasce il linguaggio con cui dai forma a ciò che senti?
Scrivo ciò che sento, ma il modo di raccontarlo cambia insieme a quello che sto vivendo. Con «Non bussa più» è emersa necessariamente una scrittura diversa: secca, frammentata, quasi computerizzata. Ho usato comandi, ronzii, interferenze, stati di sistema e messaggi d’errore per dare forma a una freddezza difficile da raccontare. Nel ritornello emerge invece la parte umana, quella che sente di essere stata privata del proprio calore. Anche lì, però, le frasi rimangono brevi, quasi senza respiro. Per me è stato liberatorio lasciare andare quello che sentivo senza dover dare una spiegazione logica.
3. Con «Non bussa più» hai mostrato una sfumatura più rock e intensa, anche nella voce. Quanto rappresenta la Claudí di oggi?
Il rock è stato l’involucro perfetto per ciò che volevo comunicare. Anche la mia voce ha rivelato sfumature che fino a oggi non avevo ancora mostrato. Questo brano mi rappresenta molto, ma non mi considero una cantante rock. È una fotografia sincera di ciò che riconosco in me oggi, non una definizione di ciò che dovrò essere domani.
4. Il simbolo di «Non bussa più» è diventato anche un tatuaggio. Che cosa lega la canzone, il segno e il punto in cui hai scelto di portarlo?
Sono molto sensibile al linguaggio visivo: fa parte di me quanto la scrittura e la musica. Ho studiato grafica, amo disegnare e dipingere. Tradurre una sensazione attraverso le immagini, per me, è piuttosto naturale. Il simbolo è nato insieme alla canzone senza alcuna ricerca, è venuto spontaneo e ne racchiude il percorso, leggibile in entrambe le direzioni. È il brano tradotto in un segno. Per chi fosse interessato a saperne di più, sul mio canale Instagram ho dedicato alcuni capitoli al simbolo, svelandone il significato elemento dopo elemento. Inizialmente pensavo di tatuarlo sulla parte esterna dell’avambraccio, perché si sarebbe visto mentre canto. Ma sarebbe stata una scelta prettamente estetica, in contrasto con il senso del brano: come dice la canzone, “è già dentro”. All’interno dell’avambraccio posso custodirlo senza nasconderlo. Quando avvicino il braccio al corpo è quasi come chiudere un libro: torna soltanto mio. Quando lo apro, invece, lo espongo come una parte di me.
5. Dopo questo singolo, che cosa possiamo aspettarci dal nuovo EP? Come si inserisce nel progetto «Rinascita»?
È una continuazione, perché «Rinascita» è un progetto ampio che raccoglierà più EP. Lo scorso anno ho esplorato sonorità latine, cantando in italiano e spagnolo, poi pop rock e brani più intimi. Con “Non bussa più” è emersa una sfumatura rock diversa. Il singolo apre il percorso, ma non anticipa il suono dell’intero EP: ogni canzone avrà l’atmosfera e il linguaggio di cui ha bisogno. Il nuovo lavoro è ancora in corso e credo che sarà composto, anche questa volta, da sei brani. Le uscite saranno più distanziate, anche se non ho ancora definito un calendario. Sui temi, invece, preferisco lasciare qualcosa da scoprire ascoltando. Posso però dire che mi piacerebbe inserire almeno un duetto.
6. Da quale canzone consiglieresti di iniziare per entrare nel mondo di Claudí?
Bella domanda! Non saprei sceglierne una che mi rappresenti più delle altre, perché in ciascuna c’è una parte di me. Oggi direi «Non bussa più», semplicemente perché apre un nuovo capitolo di «Rinascita». È un brano che rivela sfumature diverse della mia scrittura e della mia voce, alcune delle quali non avevo ancora esplorato. Attorno alla canzone, inoltre, ho costruito un progetto sensoriale e visivo molto articolato. Poi inviterei chi ascolta a fare anche il percorso inverso, tornando ai brani precedenti. Troverebbe atmosfere e sonorità molto diverse e potrebbe scoprire che dietro ognuna c’è sempre Claudí. Magari alla fine sarebbe proprio lui a dirmi da quale canzone avrei dovuto consigliargli di iniziare!
7. Che cosa ti fa desiderare di condividere una canzone con un altro artista?
Mi incuriosisce quello che può accadere quando due modi diversi di sentire si incontrano nella stessa canzone. Sicuramente sceglierei un artista che mi emozioni per il suo modo di interpretare, anche con una voce o uno stile lontani dai miei. Per me il bello di un duetto sarebbe proprio questo: continuare a riconoscermi nel brano e, allo stesso tempo, lasciarmi sorprendere da ciò che l’altra persona può portarvi e, infine, navigarci insieme.
8. Se potessi scegliere liberamente un noto artista italiano e uno internazionale con cui collaborare, chi sceglieresti e perché?
A livello internazionale sceglierei Lady Gaga: amo il suo talento, la versatilità e lo spirito ribelle. Mi affascina la sua capacità di trasformarsi e di trasformare il dolore in arte, portando messaggi di inclusione e accettazione. In Italia, se potessi, sceglierei Mia Martini, che ha influenzato profondamente il mio percorso musicale. Amo la sua intensità, la sensibilità e quella voce capace di interpretazioni uniche. Mi sarebbe piaciuto incontrarla, confrontarmi con lei e magari cantare insieme. Sono due artiste molto diverse, ma in entrambe riconosco qualcosa di vicino alla mia idea di musica.
9. Con «Enigmatico» hai vissuto Sanremo New Talent e il Je so’ pazzo Music Festival. Che cosa ti hanno lasciato? È sul palco che pensi: «È questo che voglio fare»?
Sanremo New Talent è stato il mio primo vero palco come Claudí e, soprattutto, la prima volta con una canzone scritta da me. A settembre era uscito il mio primo EP. Pochi mesi dopo, “Enigmatico” veniva selezionato tra 3.000 candidature e mi portava a Sanremo, tra gli artisti ammessi al contest durante i giorni del Festival, davanti a una giuria che comprendeva il Maestro Vince Tempera. Chi l’avrebbe mai immaginato? A volte i sogni fanno rumore. Il Je so’ pazzo Music Festival mi ha lasciato qualcosa di diverso. Dietro a pochi minuti sul palco ci sono chilometri, attese, emozioni e sacrifici. Ma soprattutto ci sono le persone: ho incontrato artisti con storie diverse, uniti dalla stessa passione. È stata un’esperienza di condivisione, ma anche di scoperta e crescita personale. Sono tornata da entrambe con più fiducia e tanta voglia di imparare. Il palco mi fa venire voglia di continuare questo viaggio. Ma «È questo che voglio fare» lo penso soprattutto quando provo per la prima volta una canzone appena scritta e la sento prendere vita. Quella sensazione è irripetibile.
10. Che cosa cambia, per te, tra cantare in studio e cantare davanti a un pubblico?
In studio canto per me stessa e cerco ciò che mi rappresenta; sul palco, invece, a volte sento di dover convincere il pubblico, di dover fare spettacolo, di dover dimostrare qualcosa. Non sono ancora libera sul palco quanto vorrei, ma è proprio lì che voglio tornare.
11. Come accoglieresti un’interpretazione di una tua canzone diversa da quella con cui l’hai scritta?
Io conosco l’origine di una canzone, ma non mi aspetto che chi l’ascolta arrivi necessariamente nel mio stesso punto. Una canzone non è una domanda con una sola risposta corretta. Non mi è ancora capitato di ascoltare interpretazioni diverse dalla mia, ma lo troverei interessante. Non cancellerebbero ciò che ho scritto: aggiungerebbero un’altra possibilità, un’altra emozione. Come dico sempre, la musica è libertà.
12. Ripensando a questo tuo primo anno come Claudí, quali momenti ti hanno emozionata di più?
Ce ne sono stati diversi, ognuno per un motivo differente. Prima di tutto, l’uscita del mio primo brano come Claudí. Quel giorno è stato davvero particolare. Leggere il mio nome sulle piattaforme. INCANCELLABILE. Girare i videoclip insieme a persone che stimo e a cui voglio bene. MAGICO. Leggere che “Enigmatico” era stato selezionato per Sanremo New Talent. UN SOGNO. Vedere mio nipote ballare e cantare a memoria le mie canzoni. EMOZIONANTE. Leggere un articolo che parlava di me come se chi lo aveva scritto mi conoscesse, pur non avendomi mai incontrata. INTENSO. E poi una ragazzina che, mentre ero a cena in un ristorante, mi ha riconosciuta e si è avvicinata per dirmi che mi seguiva e conosceva le mie canzoni. SURREALE.
13. Che posto occupano i social nel tuo lavoro e quanto peso dai ai numeri?
I social occupano molto spazio, perché oggi un artista emergente deve essere anche comunicatore, promotore e creatore di contenuti. Spesso ho la sensazione che sottraggano tempo ed energia a quello che voglio davvero fare: musica. Allo stesso tempo, grazie ai miei studi, il linguaggio visivo mi appartiene. Mi piace curare in prima persona le copertine, i videoclip e gli aspetti visivi del mio progetto. I social mi permettono di ampliare il mondo di una canzone, mostrando ciò che nasce intorno a essa. Ma non sento il bisogno di stare ogni giorno davanti alla videocamera con il pensiero di cosa pubblicare. Ai numeri do un peso relativo. Possono aiutarmi a capire cosa arriva e come comunicare meglio, ma non diventano un giudizio sul valore di ciò che sono e faccio. Like o no like, io vado per la mia strada. Chi ha voglia di percorrerla con me è il benvenuto.
14. Scrivi ciò che vivi, ma sei abituata a custodire il tuo mondo privato. Come stai vivendo la scelta di condividerlo?
Oggi ho il coraggio di pubblicare ciò che scrivo e portarlo su un palco. Può sembrare una cosa normale per una cantautrice, ma non per me che sono abituata a custodire il mio mondo artistico nella sfera privata. Questo percorso mi sta insegnando che posso aprire una parte di quel mondo agli altri, che la condivisione può essere un bellissimo momento di incontro, senza che quel mondo smetta di appartenermi.
15. Quali sono le lezioni più importanti che hai imparato finora dal tuo percorso musicale?
Ho imparato a distinguere le critiche che mi aiutano a crescere da quelle che rischiano di allontanarmi da me stessa, e a fidarmi del mio istinto quando qualcosa non rispecchia ciò che voglio trasmettere. Ho capito che il lavoro non garantisce risultati, ma ti fa crescere, e questo ha un valore inestimabile. La meritocrazia non è sempre scontata, ma non voglio permettere a ciò che sfugge al mio controllo di definire il mio valore e il mio percorso. La musica mi ha regalato incontri e condivisioni preziose, ma soprattutto un’occasione unica per vivermi davvero in profondità. Mi ha insegnato quanto sia importante credere in me stessa e nel mio progetto, anche quando chi mi circonda non condivide lo stesso entusiasmo. E quanto conti rimanere umili, curiosi, aperti mentalmente e mai stanchi di imparare. Se ti senti arrivato, hai già definito i tuoi limiti. Ho capito anche che il successo non può essere il fine di tutto questo. Sarebbe un viaggio perso, oltre che un controsenso: diventare un’artista nota sacrificando proprio l’artista, no?!
16. Qual è il prossimo traguardo che senti davvero tuo, al di là del prestigio o dei riconoscimenti?
Vorrei portare i miei brani in concerto e costruire nel tempo un pubblico che abbia voglia di seguire il mio percorso. Mi emoziona immaginare la musica diventare la voce di tanti colori. Mi viene la pelle d’oca a pensarci. Sarebbe bellissimo. Mi piacerebbe anche scrivere brani per altri artisti e scoprire come le mie parole possano prendere vita attraverso una voce e una sensibilità diverse dalle mie. Il desiderio primario è semplicemente dare alla musica il suo giusto spazio nella mia vita.
17. Quando qualcuno pronuncerà il nome Claudí, che cosa vorresti che gli venisse immediatamente in mente?
Mi piacerebbe che al nome Claudí venisse associata l’idea di un’artista libera, intensa, curiosa, che non ha paura di esprimere le proprie sfumature, sperimentare e prendere strade diverse. Mi piacerebbe che quel nome facesse riaffiorare una canzone, una frase, un’emozione. Qualcosa che sia rimasto dentro a chi mi ha ascoltata, o che la mia musica abbia fatto emergere. Dopotutto, scrivo testi di canzoni; mi sembra naturale voler essere ricordata per ciò che sono riuscita a trasmettere. Se di me rimanesse soltanto qualcosa di superficiale, lo vivrei come una sconfitta.
Un brano che diventa un universo
“Non bussa più” non vive soltanto attraverso la musica.
Attorno al brano Claudí ha infatti iniziato a costruire un vero e proprio universo visivo, fatto di immagini, atmosfere e simboli. Un elemento particolarmente significativo di questa nuova fase è proprio il simbolo scelto dall’artista e impresso sulla pelle: un segno concreto, personale, destinato a rappresentare qualcosa che va oltre la singola canzone. Musica e immagine tornano così a incontrarsi, come già accadeva nel percorso di Claudí, ma questa volta con una consapevolezza e una direzione differenti. La canzone diventa quindi non soltanto qualcosa da ascoltare, ma parte di un racconto più ampio nel quale suono, corpo, immagine ed emozione dialogano tra loro.
Verso il secondo EP
Il nuovo capitolo non è ancora completo, ma è già in costruzione. Claudí sta infatti lavorando agli altri brani che andranno a comporre il prossimo EP, pensato nuovamente intorno alle sei tracce. E, come spesso accade nei percorsi artistici che continuano a evolversi, non mancheranno nuove aperture: il progetto dovrebbe comprendere anche almeno un duetto, introducendo così una dimensione di collaborazione che finora non aveva ancora trovato spazio nel percorso discografico.
L’obiettivo non sembra essere quello di replicare Rinascita, ma di proseguire il viaggio partendo da ciò che è stato costruito per esplorare nuove sonorità, nuove emozioni e nuove sfumature.
E Sanremo torna protagonista
Mentre il nuovo EP prende forma, un altro appuntamento importante è già all’orizzonte. Claudí si prepara infatti alla fase finale di Sanremo New Talent, dove presenterà proprio “Non bussa più”. È un ritorno significativo: la stessa manifestazione che aveva rappresentato uno dei primi importanti passi della sua esperienza live torna ora a fare da cornice a una Claudí diversa, con una nuova canzone e una nuova identità sonora. Dal primo palco di “Enigmatico” a Sanremo alla finale con “Non bussa più”, il percorso racconta quindi anche una trasformazione: la rinascita non è più soltanto un punto di partenza, ma un movimento continuo.
Claudí continua a cambiare, sperimentare e mettersi in gioco, senza rinunciare a quella libertà artistica che fin dall’inizio ha rappresentato uno degli elementi più riconoscibili del suo progetto.
E se Rinascita raccontava il momento in cui la voce tornava a farsi sentire, oggi quella stessa voce sembra avere una direzione ancora più precisa: uscire dal silenzio, attraversare il palco e continuare a cercare nuove forme per raccontarsi.
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